Precollinear Park

Placemaking
nella città
di Torino

 

AREA DI INDAGINE

Ponte Regina Margherita, Corso Gabetti, Piazza Hermada
Torino, Italy

FOTO

Alessandro Guida

INTERVISTE E TESTI

Viviana Rubbo

ANNO

2021

IN COLLABORAZIONE CON

Torino Stratosferica

RINGRAZIAMENTI

Ringraziamo Luca Ballarini per aver accolto la nostra proposta di provare a raccontare il progetto di placemaking Precollinear Park, e aver reso possibile la sua realizzazione.

Un grazie speciale a tutti i collaboratori di Torino Stratosferica, ai volontari e alle persone che stanno trasformando un’idea di mondo in una realtà tangibile.
Grazie per averci dedicato generosamente il loro tempo, e regalato il piacere di condividere un pezzo di questa avventura.

IT

Con la regia di Torino Stratosferica, il progetto del Precollinear Park nasce come spazio di sperimentazione; un laboratorio per chi si occupa di città e rigenerazione urbana.

Il progetto è un’azione di placemaking. Dal suo avvio fino ad oggi, è stato capace di creare un universo fatto di iniziative, eventi, collaborazioni, sinergie, partenariati e duro lavoro sul campo, coinvolgendo una moltitudine di persone che condividono l’idea che sta alla base dell’intervento: la società urbana contemporanea ha bisogno di recuperare una dimensione ecologica; è il momento di restituire alla natura il suo spazio partendo dalle vaste aree dismesse che punteggiano le nostre città. Tutto ciò si può fare con risorse ridimensionate, collocate strategicamente e, soprattutto, con la partecipazione attiva della cittadinanza.

Gli ideatori del progetto, il team dell’associazione Torino Stratosferica capitanati dal fondatore, Luca Ballarini, ci lavoravano ormai dall’estate del 2020.  Passo dopo passo, mese dopo mese, hanno messo in moto un processo di svelamento di un luogo che ormai nessuno vedeva più. Per anni, chi aveva guardato il tracciato del tram, ci aveva visto solamente dei binari dismessi e pensiline abbandonate. Niente di più. 
Ma c’era di più. E loro, lo avevano visto. 

C’era un’idea: la visione era un parco lineare che scavalcava il Po sul ponte Regina Margherita,  attraversava corso Casale e guardava in su, dirigendosi verso piazza Hermada lungo il viale alberato di corso Gabetti. Un Parco che si innerva nella trama urbana abbracciando e aggregando  a sé quattro quartieri (Madonna del Pilone e Borgo Po verso la collina di Torino, a est del fiume, e Vanchiglia e Vanchiglietta, al di là). Poco meno di un chilometro di pace e verde, nel caos dei corsi torinesi.

Il progetto è un’azione tenace e coraggiosa di avvicinamento, riscoperta, riconquista e riuso di un tracciato del tram dismesso ormai da troppo tempo. Un’operazione di grande impatto sociale e umano che ha proposto un cambio di paradigma assegnando nuovi significati ad un terreno dimenticato per restituirlo temporaneamente alla collettività.

In un momento storico in cui l’emergenza sanitaria ha reciso i legami collettivi, stravolto la quotidianità e messo in discussione gli universi socio-economici e culturali del mondo urbano, il progetto di recupero di questi spazi, per riconsegnarli alla collettività, ha un valore eroico. 

EN

Under the direction of Torino Stratosferica, the Precollinear Park project was born as a space for experimentation; a laboratory for those involved in cities and urban regeneration.

The project is a placemaking action. From its inception until today, it has been able to create a universe where initiatives, events, new synergies, collaborations, partnerships and hard work have involved a multitude of people who share the idea behind this intervention: the present urban society needs to regain an ecological dimension; it is time to give back to nature its space starting from the vast abandoned areas that dot our cities. All this can be done with downsized resources, strategically placed and, above all, with the active participation of the citizens.

The minds behind this project, the team of Torino Stratosferica, led by the founder Luca Ballarini, had been working on it since the summer of 2020. Step by step, month after month, they have set into motion a process of unveiling a place that no one could see anymore. For years, those who had looked at the tramline had only perceived abandoned tracks and shelters. Nothing more.

But there was more indeed. And Torino Stratosferica had seen it.

There was an idea: the vision consisted of a linear park walking over the Po river through the Regina Margherita bridge, overpassing Corso Casale heading towards Piazza Hermada along the tree-lined avenue of Corso Gabetti. A park that branches the urban texture embracing and aggregating four districts (Madonna del Pilone and Borgo Po towards the Turin hill, on the east side of the river, and Vanchiglia and Vanchiglietta, beyond it).

Just a little less than a kilometer of peace and greenery, in the chaotic streets of Turin.

The project is a tenacious and brave action of approaching, rediscovering, recapturing and reusing a tramway that has been abandoned for too long. An intervention of great social and human impact that has proposed a paradigm shift by assigning new meanings to a piece of forgotten land turning into a temporary community park. 

In this historical moment in which the covid-19 emergency has severed the collective ties, distorted everyday life and questioned the socio-economic and cultural universes of the urban world, this project aiming at recovering an abandoned spot of the city to give it back  to the community, has a heroic value.

Il nostro lavoro – che ha seguito l’intervento dei volontari per tre sabati consecutivi nel maggio del 2021 - esplora il processo in atto e prova a raccontare il senso del recupero di quest’area.

Ne abbiamo ripercorso le intenzioni, il programma, gli ostacoli e le ambizioni attraverso una serie di interviste agli attori coinvolti, tra cui gli abitanti, i commercianti e l’amministrazione.

È un processo che vede, ogni sabato, materializzarsi il lavoro sul campo di un numero sorprendente di volontari per azioni di ripulitura, potatura, sfalcio, dissodamento, piantumazione, arredo urbano, verniciatura, insieme ad attività di animazione culturale e educativa. 

La metamorfosi di un luogo attraverso le voci e i volti dei protagonisti che sperimentano nuove forme di aggregazione, convivialità e reti sociali.

Our work - which followed the intervention of volunteers for three consecutive Saturdays in May 2021 - explores the process underway and tries to unfold the meaning of the recovery.

We retraced the intentions, the programme, the obstacles and the ambitions through a series of interviews with the actors involved, including the inhabitants, the local traders and the administration. It is a process where every Saturday, the work of an astonishing number of volunteers materializes for cleaning, pruning, mowing actions. , clearing, planting, street furniture, painting, together with cultural and educational animation activities.

The metamorphosis of a place through the voices and the faces of the protagonists who experiment with new forms of aggregation, conviviality and social networks.

Placemaking vem da comunidade, no sentido mais amplo da palavra. A chave è ter distintos stakeholders e todos os tipos de iniciadores para que eles compartilhem os seus sonhos [...]
Os lideres de placemaking são “loucos zelosos”, os visionários com um sentido de medo pouco desenvolvido.
Eles fazem o impossível acontecer.
— Fred Kent e Kathy Madden, Ruas como lugares, in "A cidade ao nível dos olhos"
 
 

La trasformazione
dello spazio

 

L’idea complessiva del progetto è molto articolata e ricca, ma si sta sviluppando per piccoli passi nei tempi che il budget e la disponibilità di energie e braccia volenterose consentono. In un primo momento, l’azione è stata circoscritta alla piazza Hermada (estate 2020) con eventi culturali e attività con le scuole, poi le operazioni di rinverdimento si sono estese al viale di corso Gabetti (inverno 2021) per poi scendere fino al ponte Regina Margherita, trasformando in realtà le intuizioni visionarie dell’ideatore, nonché fondatore di TorinoStratosferica (Luca), dei designer (Chiara) e dell’urban botanist (Alessandro); quest’ultimo sceglie le essenze e guida le operazioni di dissodamento, movimento terra e semina, man mano che si trovano fondi e braccia generose. La continuità e la perseveranza sono il punto di forza del progetto che, dopo 14 sabati di lavoro consecutivi, è riuscito ad aggregare e coinvolgere attivamente giovani volontari, abitanti, commercianti, associazioni e, non ultimo, le scuole del territorio, mantenendo un dialogo costante con l’amministrazione pubblica. 

È un progetto che rimette la natura al centro della città e assume una valenza sociale enorme: è opportunità di fruizione di uno spazio collettivo che torna ad essere piacevole da vivere.
È un luogo che nasce dalla volontà tenace delle persone, che dopo un anno privo di socialità, riscoprono l’alchimia delle relazioni umane.
È uno sforzo collettivo per chi crede nella città come idea, luogo di interazione e crescita culturale.

I lavori

Un intervento di paziente recupero e ricucitura dello spazio fisico, nonché delle trame sociali e del senso di comunità. I giovani (ormai una quarantina, tra 20-30 anni) si sono aggregati intorno al progetto attraverso il passaparola e una campagna Instagram molto ben riuscita. È nata una community che crede nel valore del progetto: la nascita di un parco urbano come gesto di cura e attenzione verso le cose, riscoperta della natura e della fatica del lavoro che ripaga, crea alleanze e intese di spirito. 

#Luca, ideatore e regista del progetto
Lidea era nella mia testa da molto tempo. Poi è arrivato il Covid-19 e il primo lockdown; allora ho pensato che fosse necessario avere un po’ più di coraggio e provare a fare qualcosa di concreto. C’era la prossimità e la fattibilità perché l’infrastruttura era già lì; poi l’aspetto umano, che è quello più bello; e la perseveranza.
Abbiamo avuto la costanza di occuparci di questo spazio e dire “no, noi non molliamo, perché dobbiamo occuparci del nostro spazio”. E questo ha dato la percezione che “ok, fanno sul serio”. 

#Silvia, volontaria
Quello che noi stiamo facendo è un esempio per le persone che non hanno fiducia nel cambiamento. Facciamo piccoli lavori: zappiamo la terra, seminiamo, piantiamo…. Quello che vogliamo è valorizzare questo luogo in modo che torni fruibili per tutti.

#Alessandro, urban botanist
Collaboriamo con le scuole elementari e medie perché questo spazio torni ad essere un parco da vivere, un luogo semplice ma meraviglioso. Il progetto ha risvegliato un pochino l’attenzione verso il valore che può avere un parco in una città, assegnando alla natura l’importanza che dovrebbe avere. 

#Beppe, abitante
Sono molti giorni che lavorano. Non capivo cosa stessero facendo. Ma adesso apprezzo molto il loro impegno e vengo qui a passeggiare tutti i giorni.

Le persone

“Con questo progetto stiamo sperimentando che si può cambiare il volto della città facendo partecipare i residenti, gli architetti, i cittadini.”

— Luca Ballarini, Torino Stratosferica

 

“In alcune giornate siamo 40-50 persone e allora è inevitabile che si creino delle relazioni umane, è bello. Sono nate delle amicizie. Far fare cose alle persone – ancor più se faticose, non è semplice. Invece qui c’è un entusiasmo generale che è  contagioso. 

Le persone hanno voglia di prendersi cura di qualcosa, e questo qualcosa è la loro città.”

—Daniele Vaccai, Torino Stratosferica 


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